Perdere peso tra gola e pigrizia.

Perdere peso tra gola e pigrizia.

Perdere peso è spesso un percorso frustrante, stretto tra le necessità della salute e le difficoltà a modificare le abitudini di vita.

Cosa veramente ci impedisce di cambiare, quali sono i sottili meccanismi psicologici alla base del nostro agire e, quindi, anche della nostra relazione con il cibo? Che cosa guida il nostro comportamento e ci fa scegliere tra un frutto e un dolce, una passeggiata e la poltrona?

A new look at the science of weight control: How acceptance and committment strategies can address the challenge of self-regulation. A? un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Appetite che offre un modello teorico per analizzare la relazione degli esseri umani con il cibo e l’attività fisica, quindi con le chiavi per il mantenimento di un peso corporeo appropriato.

Gli Autori sottolineano il ruolo dei processi cognitivi automatici e impliciti nel determinare i comportamenti; ritengono che il mondo in cui oggi viviamo sia un mondo “obesogeno” in cui il cibo appetibile e insalubre abbonda ed A? a portata di mano e le occasioni di svolgere esercizio fisico sono rese sempre piA? marginali. Oltretutto la specie umana sembra essere biologicamente predisposta a risparmiare energia e a ricercare cibo, rendendoci facilmente responsivi agli stimoli che guidano verso l’inattività e il mangiare .

Il mangiare in eccesso e l’essere sedentari sono quindi le nostre posizioni naturali a meno che non utilizziamo opportune capacità psicologiche per modificarle, permettendoci di abbracciare uno stile di vita salutare. Ma seguire una dieta puA? far nascere sensazioni spiacevoli come l’intensa, morbosa voglia di cibo e, ugualmente, svolgere un’attività fisica si può associare a sensazioni poco gradite come la fatica o il sudare o la noia; questi aspetti sgradevoli tendono ad allontanarci da un programma fondato su dieta e attività fisica e le persone meno capaci di confrontarsi con la spiacevolezza di queste sensazioni, più facilmente falliranno l’obiettivo di perdere peso. Accrescere la propria capacità di gestire stimoli interni spiacevoli, di mantenere un impegno e di riconoscere e osservare i propri stati mentali, sottraendosi a comportamenti automatici, sono considerate le abilità fondamentali in questa non facile sfida.

Gli interventi fondati sulla mindfulness e definiti “acceptance-based” cioè basati sull’incrementare la capacità di accettazione rappresentano la piA? recente e promettente proposta nella terapia dell’obesità ma hanno dimostrato efficacia anche in altre situazioni come la cessazione del fumo e la gestione del diabete.

E’ forse necessario spiegare che accettazione, in questo contesto, non equivale a quell’atteggiamento di passiva sopportazione del destino un p0′ manzoniana, ma fa riferimento a qualcosa di attivo, alla scoperta della possibiltà di fare spazio, dentro di noi, a ciò che è sgradevole e che tendiamo a respingere, spesso senza nemmeno accorgerci. Diventare più accettanti verso ciò che è spiacevole, che sia una sensazione fisica, un’emozione, un pensiero, toglie energia a quella sofferenza che è generata dall’opporsi, dal resistere dal respingere: un’attività di cui nemmeno ci accorgiamo tanto fa parte del nostro abituale comportamento.

Ma, al di là della teoria, ci sono dimostrazioni che la Mindfulness possa essere positivamente integrata in un programma di dimagrimento facilitando nuovi comportamenti alimentari e un incremento dell’attività fisica? Nell’ultima parte dell’articolo gli Autori citano alcuni studi effettuati su questo tema ma questo è l’argomento trattato anche in un articolo pubblicato su Psychosomatic Medicine, che revisiona 19 studi effettuati su questo tema e appena pubblicato.

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