La Medicina incontra la Mindfulness

La Mindfulness, intesa come pratica di consapevolezza o di presenza mentale, è stata introdotta in campo medico da Jon Kabat-Zinn alla fine degli anni ’70, all’università di Medicina del Massachusetts. Da allora si è progressivamente diffusa in ospedali e università, conquistando l’interesse del mondo scientifico. Questo sito si occupa del ruolo che questa pratica può avere nell’ambito delle cure mediche e infermieristiche, come contributo a un processo di umanizzazione delle cure.

Mindfulness e medicina

Alle prime applicazioni per trattare la sofferenza da dolore cronico alla fine degli anni settanta ha fatto seguito, negli anni successivi prima negli Stati Uniti e poi via via nel resto del mondo, un fiorire di interventi basati sulla Mindfulness in differenti situazioni patologiche gravate da un elevato impatto sulla qualità della vita.

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Mindfulness tra tradizioni spirituali e cultura scientifica

La Mindfulness può essere considerata una sintesi tra differenti culture: affonda le radici nelle pratiche meditative presenti in molte tradizioni spirituali, anche se in particolare in quella Buddhista e Yogica ma, mantenendosi rigorosamente laica e priva di qualsiasi misticismo, si connette alla moderna scienza cognitiva, interessa le neuroscienze e si sottopone alla valutazione di efficacia secondo un metodo scientifico.

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Curare sè stessi, curare gli altri

Saki Santorelli, attuale direttore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness all’Università di Medicina del Massachusetts, ci ricorda il mito di Chirone, il Centauro guaritore colpito ad un ginocchio da una freccia scoccata da Ercole…

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Cos'è la mindfulness, perchè praticarla

Non è facile spiegare cosa sia la Mindfulness o, forse, è più facile comprenderlo avvicinandosi alla pratica piuttosto che a spiegazioni teoriche.

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Come praticare la Mindfulness

Praticare la Mindfulness significa, dunque, acquisire maggiore familiarità con tutto quello che si presenta alla coscienza nello scorrere del tempo, dalle sensazioni fisiche a quelle mentali e alle emozioni. Ma con quale modalità?

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I tre temi di Medimindful

Mindfulness, stili di vita e prevenzione

È ormai universalmente noto quanto gli stili di vita siano in grado di influenzare la salute: fumo, mancanza di esercizio fisico, alimentazione scorretta, abuso di alcol e di sostanze, anche se vissuti nell’immediato come fonte di piacere portano con sé, nel corso del tempo, uno scadimento della qualità della vita, oltre che una riduzione della sua durata.

Alla base di questi comportamenti c’è frequentemente una relazione con sé stessi intrisa di rudezza, di scarsa autostima e di intransigente autocritica con un senso di perenne insoddisfazione che cerchiamo inutilmente di colmare.

Per contro la Mindfulness ci invita a dedicare del tempo a noi stessi per osservarci e per riconoscerci diventando col progredire della pratica sempre più intimi con le nostre inclinazioni mentali e i nostri comportamenti, scoprendone gli automatismi e le contraddizioni; questo vedere sempre con più chiarezza dentro di noi, man mano che proseguiamo nella pratica, ci permette di percepire le nostre reali necessità e di abbracciare abitudini di vita più salutari, promuovendo un cambiamento naturale, libero e liberatorio, perché fondato sulla scoperta di risorse profondamente nostre.

Mindfulness e malattia

Con il prolungarsi della durata della vita abbiamo assistito anche a un aumento delle patologie degenerative e croniche; il tempo da vivere in una condizione di salute cosiddetta residua si è ampliato, a volte assumendo le tinte della disabilità, altre creando una consuetudine con indagini diagnostiche e terapie a loro volta vissute con sofferenza.

In questo contesto il gap tra cura della malattia e cura della persona si è reso clamorosamente manifesto, in ambito medico, con una focalizzazione dell’attenzione sui processi clinici e con una marginalizzazione dell’interesse verso la condizione psicoemotiva, la percezione di benessere e la partecipazione del singolo alla cura della propria salute.

Praticare la Mindfulness aiuta a scoprire e mettere in campo tutte le proprie risorse, partendo da una gentile e amorevole attenzione verso di sé e attraverso un percorso di profonda trasformazione del nostro rapporto con la sofferenza: diversamente da quanto siamo abituati a fare, cioè cercare di allontanarcene, siamo invitati a portarvi piena attenzione in un modo particolare, non giudicante, scoprendo così, progressivamente, la possibilità di stare con il malessere in un rapporto emotivamente meno carico e sofferto.

Questo dar valore all’esperienza anche emotiva oltreché fisica della singola persona è un aspetto fondamentale e profondamente innovativo; inoltre, promuovendo l’integrazione tra gli aspetti mentali e quelli fisici, aiuta a correggere una distorsione creata da una medicina fin’ora tutta focalizzata sui secondi.

Mindfulness e professione medica ed infermieristica

L’integrazione della pratica della Mindfulness nel curriculum dei corsi di laurea in Medicina e Scienze Infermieristiche che avviene in alcune importanti Università del Nord America, ha seguito la pubblicazione di alcuni studi che hanno dimostrato l’efficacia di questa pratica nel ridurre stress e burnout in gruppi di medici o infermieri notoriamente esposti a questi rischi, come conseguenza del contatto continuo con la sofferenza e la fragilità umana, il sovraccarico lavorativo, la burocrazia, il multitasking, le infinite richieste.

Nonostante non vi siano dati certi sulla prevalenza della sindrome da burnout, sembra essere un fenomeno importante nella categoria degli operatori sanitari pur con ampie variazioni percentuali nei diversi studi disponibili.

Storicamente durante il percorso formativo degli operatori sanitari l’attenzione è focalizzata sulle competenze tecniche mentre scarso interesse è dedicato all’acquisizione di strumenti relazionali; nessuna attenzione è posta, poi, alle capacità del singolo operatore di far fronte ad un aspetto critico insito in professioni profondamente stressanti: la relazione dell’operatore con il proprio carico emozionale nel contesto professionale.

Ma, oltre ad essere elementi di profonda sofferenza individuale e possibile causa di comportamenti di abuso (fumo, alcool ecc.) stress e burnout, pur non compromettendo le competenze tecniche, comportano uno scadimento delle qualità empatiche sintetizzabili con una presa di distanza emotiva dai pazienti, che impoverisce, a volte drammaticamente, i contenuti umani di professioni indiscutibilmente basate sulla relazione.

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