Il medico e la mente mindful.

Il medico e la mente mindful.

La pratica della mindfulness crea, giorno dopo giorno, la possibilità di una più intensa presenza all’esperienza del momento che stiamo vivendo, caratterizza dall’essere una presenza mentale aperta e non automaticamente giudicante. Presenza mentale aperta significa connessione con i propri pensieri, con le sensazioni corporee e con le emozioni e contemporaneamente presenza a ciò che avviene nell’ambiente e con le persone con cui ci relazioniamo. La capacità di non essere automaticamente giudicanti, automatismo che con la pratica scopriamo presto essere pervasivo, ci apre all’accettazione di ciò che avviene fornendoci la possibilità di ridurre la consueta reattività e di rimanere equanimi. Infine l”equanimità e una reattività meno marcata ci permettono di incrementare attenzione, calma, empatia e pazienza.

Questo atteggiamento mentale costituisce una base stabile che ci offre la possibilità di entrare in relazione con gli altri aprendoci a un ascolto autentico e mantenendo un comportamento assertivo. L’ascolto attento ci permette una migliore comprensione delle problematiche dell’altro e nel caso di un paziente abbracciando tutta l’esperienza della malattia, evitando un atteggiamento riduzionistico orientato ai soli aspetti biologici, perché la malattia, particolarmente quando assume caratteristiche di cronicità o di gravità, oltre ad alterare i parametri biologici interessa la vita intera della persona, le emozioni, lo stare nel mondo. Superare il modello relazionale di tipo paternalistico ci risulta allora più agevole e spontaneo e scopriamo una possibilità che si rivela più gratificante sia per il paziente che per il medico; non siamo più solo “gli aggiustatori”, come definiva Tiziano Terzani i suoi oncologi, bensì esseri in relazione che condividono aspetti comuni dell’esperienza umana; questo ci porta oltre la meccanicità e la ripetitività del lavoro, facendone un’esperienza arricchente.

Ma perché serve praticare per avviare e mantenere questo processo? Praticare, cioè dedicare una piccola parte del nostro tempo a qualche esercizio di consapevolezza, ci consente di sperimentare in prima persona la tendenza della mente a distrarsi, le continue interferenze dei pensieri, l’impazienza, la reattività automatica e, riconoscendole, di sviluppare attenzione, calma, pazienza, accettazione verso noi stessi. Fare e rifare esperienza delle nostre pulsioni e inclinazioni ci permette intuizioni estremamente arricchenti. Possiamo essere attenti, pazienti, compassionevoli calmi con gli altri a condizione che impariamo ad esserlo con noi stessi.

Cosa prendersi cura di sé attraverso la pratica ci aiuta a sviluppare la capacità di prenderci cura degli altri su un piano di umanità che integra quello delle competenze cliniche. Contemporaneamente gli strumenti mentali che perfezioniamo e la migliorata intimità con noi stessi e con il funzionamento della mente e il riflesso che questi portano nelle relazioni si correla positivamente con una apprezzabile riduzione di quella sofferenza che comunemente chiamiamo stress.

Per approfondire:

1. Effectiveness of a Mindfulness Education Program in Primary Health Care Professionals: A Pragmatic Controlled Trial Journal of Continuing Education in the Health Professions – Vol 34, Issue 1, 2014
2.A�Mindfulness-based stress reduction for GPs: results of a controlled mixed methods pilot study in Dutch primary care. A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A�Br J Gen Pract.A�2016 Feb;66(643
3.A�From empathic mind to moral behaviour: the “who”, “why” and “how”. A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A� A�A�Med Health Care Philos.A�2016 Feb 29

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